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Fuori copyright

Significa: disponibile nel pubblico dominio. È il destino che capita a tutte le opere del genio umano dopo un certo tempo dalla loro creazione. Prima di quel momento sono soggette alle norme del “diritto d’autore”, che limita la possibilità di riprodurre anche in fotocopia, ristampare, pubblicare anche solo in parte. Queste norme, che ai tempi di Manzoni non esistevano, servono a tutelare l’autore nei confronti di commercianti senza scrupoli. Il povero Alessandro Manzoni riuscì a guadagnare qualcosa dal suo romanzo facendolo uscire a dispense con un quotidiano. Lo stesso faceva Fëdor Dostoevskij e tanti altri autori dell’epoca. Quando poi il romanzo era tutto pubblicato chiunque poteva stamparlo e guadagnarci senza dover rendere conto all’autore. Questo spiega la necessità di una regolamentazione, almeno per un certo periodo.

Una volta che un’opera è nel pubblico dominio chiunque può utilizzarla come preferisce, anche per farci dei bei soldi (se ci riesce). Per esempio, ovviamente siamo tutti liberi di pubblicare un’edizione lussuosa della Divina Commedia, con miniature in oro zecchino e rilegatura in pelle di capretto, dato che il contenuto è da parecchio tempo disponibile liberamente. Possiamo anche pasticciarci dentro, modificando versi e parafrasando a nostro piacimento, anche se qualcuno si rivolterà nella tomba per la disperazione. Ma con Dante è facile, è morto settecento anni fa.

Avvicinandoci ai giorni nostri, quand’è che possiamo attingere liberamente dall’archivio del “fuori copyright” e riprodurre, fotocopiare, decorare il nostro locale con riproduzioni di quadri o di foto storiche? In Italia devono essere passati settant’anni dalla morte dell’autore, che sia scrittore, poeta, fotografo, o anche semplicemente traduttore. A proposito di fotografie, la questione non è facile da definire. Una foto non è sempre un’opera creativa, spesso è semplicemente la riproduzione della realtà. Per esempio se riproduco una scena di traffico cittadino non faccio niente di creativo. Ma se la stessa scena viene ripresa la notte con un tempo lungo di esposizione in modo da evidenziare le scie dei fari delle auto, quella foto diventa un’opera dell’ingegno umano, dato che il fotografo ci ha messo dentro la sua creatività. Qualcuno si ricorderà il caso della famosa foto che ritrae Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridenti, in atteggiamento complice. L’autore, Tony Gentile, in effetti non faceva altro che riprendere i partecipanti a un convegno, e fin qui niente di creativo. Lo diventò in quella particolare foto, nella quale lui e solo lui riuscì a cogliere l’istante irripetibile di quella intimità.

Per libri, romanzi, saggi, è tutto più semplice almeno finché si resta all’interno di un Paese. I problemi nascono quando si affrontano autori stranieri. Negli Usa per esempio esiste una legge differente, che ha avuto due fasi. Nella fase attuale valgono i settant’anni dalla morte dell’autore, come da noi. In una fase precedente, che però è ancora valida “per diritto acquisito”, il copyright scadeva 95 anni dopo la pubblicazione dell’opera. In questo modo, tutte le opere pubblicate in America prima del 1926 oggi (2021) sono nel pubblico dominio, anche se il relativo autore è morto meno di settant’anni fa. Chiaro, no? Insomma per non fare confusione conviene informarsi caso per caso.

Che dire dell’Editore? Può reclamare diritti di esclusiva se ha firmato un contratto di edizione ai tempi in cui l’autore o i suoi eredi erano vivi? No. Se sono passati i fatidici settant’anni non può fare niente. Osservate bene cosa è successo per esempio col simpatico libriccino Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Fino al 2014 si trovava solo nell’edizione Bompiani. Dal 2015 in poi, passati i fatidici settant’anni, si possono contare almeno una dozzina di edizioni italiane, ciascuna con la propria traduzione, dato che quella “originale” di Nini Bompiani Bregoli (del 1949) è ancora in capo all’autrice e ai suoi eredi. Insomma, se volete pubblicare una vostra edizione del Piccolo Principe fate pure, purché curiate da voi la traduzione.

Noi come consorzio abbiamo una certa dimestichezza con le traduzioni, specie dal francese e dall’inglese. Ci piacerebbe che si unisse a noi qualcuno in grado di tradurre altre lingue, per esempio russo o tedesco. Comunque anche solo con francese e inglese, e ovviamente italiano, ci si schiude un mondo di opere di letteratura disponibili nel pubblico dominio, da cui attingiamo per spunti, pubblicazioni e suggerimenti.

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