
Il 13 giugno 1879 una nave della Marina Militare italiana, ormeggiata al porto di Cagliari, offrì alla cittadinanza una prova di “luce elettrica”. La banchina venne illuminata con una luce abbagliante (altro che luna!) fornita da una serie di lampade ad arco azionate da un potente generatore elettrico del peso di svariate tonnellate. I giornali del mattino successivo celebrarono l’avvenimento definendolo “spettacolo sì bello, ma tanto raro”. In seguito, se ne parlò per giorni. Solo una nave da guerra poteva trasportare e rendere fruibile una tale meraviglia. Per il resto, una città di provincia doveva accontentarsi di pochi lampioni a gas o a petrolio nelle strade, e nelle case soprattutto candele e lampade a olio, oltre alla luce del focolare.
Quello, allora era l’unico modo di avere “luce elettrica”. Tutti gli inventori del mondo stavano lavorando intorno alle lampade a incandescenza, quelle col filamento che a breve sarebbero entrate in tutte le case, ma non c’era ancora niente di pronto. La lampada ad arco era un sistema piuttosto brutale: una grossa scintilla mantenuta tra due elettrodi, come quella che si vede guardando (di sottecchi) un operaio che salda delle lamiere. Lui stesso usa una maschera protettiva per non accecarsi, tanto è forte la luce. E pure rumorosa. Molti dicevano: l’elettricità non potrà mai servire per portare la luce nelle case.
Non si poteva certo pensare di usare lampade ad arco per i piccoli ambienti domestici. Ma qualcuno pensò: e se tutta questa luce la dividessimo? Immaginatevi un sistema come quello del riscaldamento centralizzato, dove c’è una grossa caldaia nel seminterrato, e poi una rete di tubi che portano l’acqua calda ai singoli utilizzatori. I signori Molera e Cebrian, di Chicago, pensarono di aver trovato la soluzione, e la applicarono nello stabile dove avevano il loro atelier di tessuti. Quella che segue potrebbe sembrare una storia fantascientifica alla Jules Verne, ma è vera, ed è documentata da articoli pubblicati su prestigiose riviste dell’epoca. Era proprio il 1879, l’anno della dimostrazione elettrica a Cagliari. Ecco cosa si inventano al di là dell’Oceano.
Una grossa lampada ad arco da 4000 candele sta in una stanza chiusa e cieca, che comunica col resto dello stabile solo attraverso un grosso tubo. Tutta la luce della lampada viene convogliata verso quel tubo mediante una grossa lente che forma un fascio parallelo. Il tubo gira per tutto lo stabile, essendo fornito di specchi ad angolo per guidare il fascio. In corrispondenza di ogni utilizzatore, uno specchio piccolo intercetta una parte del fascio e la manda a una lente che, da un controsoffitto, illumina un locale con un fascio allargato. Nell’immagine pubblicata su Scientific American si riesce a capire come funziona il sistema.

Nella parte bassa della figura si intravedono alcuni particolari costruttivi, mentre negli altri riquadri sono illustrati vari ambienti illuminati tramite tubi, specchi, prismi e lenti. Una specie di precursore steam-punk della fibra ottica.
Il cronista, testimone oculare dell’esperimento, sentenzia: “La qualità della luce era pari a quella della pura luce diurna diffusa; infatti, diverse centinaia di tonalità di seta, disposte su cartoncini e poste una accanto all’altra, potevano essere distinte con la stessa facilità che alla luce del sole. Se non fosse stato per le perdite causate dalle dimensioni degli specchi riflettenti, riteniamo che la luce avrebbe potuto essere suddivisa in almeno 50 sorgenti separate“. Occorre dire che allora ci si entusiasmava con facilità, comunque non c’è ragione per credere che la cosa non funzionasse a dovere. A parte, forse, per il prezzo.
Se Thomas Edison non avesse brevettato, solo due anni dopo, la lampada a filamento di carbone, magari in qualche condominio si sarebbe potuto installare un sistema di luce centralizzato come quello descritto. Certo, occorreva progettare uno stabile di sana pianta con canalizzazioni e controsoffitti, e fare un contratto con una ditta che si occupasse dell’efficienza dell’unica lampada condominiale, ma a fine Ottocento tutto ciò che si poteva immaginare lo si poteva anche realizzare, pensate all’automobile, agli aeroplani, ai razzi, ai dirigibili, alla Torre Eiffel…
Zer037, agosto 2026
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