Per costruire una barca occorre essere in tanti: difficile riuscire da soli a svolgere tutte le operazioni che servono per realizzare uno yacht: progetto, recupero materiali, trasporti, carpenteria, saldatura, pittura, tappezzeria, arredamento, veleria, motorizzazione, strumentazione eccetera. Se la barca è grande, oltre a chi la costruisce serve anche un gruppo, grande o piccolo, di persone che possano condurla: l’equipaggio. Questi sono due semplici esempi di gruppi di persone adibiti al raggiungimento di uno scopo. Questo tipo di squadra, come pure i componenti di un’orchestra, ha bisogno di una guida. Capomastro, direttore d’orchestra, capitano, hanno lo scopo di coordinare, sincronizzare e ottimizzare il lavoro dei componenti delle rispettive squadre. I componenti di queste squadre sono ovviamente consapevoli del proprio ruolo e della leadership.
Ugualmente consapevoli, seppure in un ambito completamente differente, sono i componenti di un gruppo alquanto speciale: gli acquirenti dei biglietti di una lotteria. Probabilmente neppure si conoscono l’uno con l’altro, ma sanno che il loro contributo al “monte premi” serve per premiare i pochi biglietti che verranno estratti a sorte. In certi casi addirittura tutto il monte premi va a un unico vincitore. Una persona perfettamente equivalente a tutte le altre, ma solo fino all’istante dell’estrazione. Lui/lei sarà ben consapevole che quella cospicua vincita non ci sarebbe stata senza il “lavoro di squadra” di tutti i concorrenti: tanto più cospicua quanto più grande sarà stato il numero di biglietti venduti.
Cambiamo ancora ambito e passiamo a un lavoro di squadra, questa volta ipotetico, tra elementi del tutto inconsapevoli: addirittura inesistenti – o esistenti solo in potenza. Pensate alla corsa sfrenata degli spermatozoi che si affollano cercando di fecondare un ovulo. Ciascuno di questi, in unione con l’ovulo in questione, potrebbe generare un essere vivente, ed essendo – nel caso umano – in numero di circa 100 milioni, c’è un istante nel quale potenzialmente 100 milioni di individui tutti diversi potrebbero prender vita. Sappiamo però che uno solo vince, al massimo due se sono presenti due ovuli. Che ne è di tutti gli altri? Ovviamente muoiono, ma non invano: la loro corsa è servita per “scortare” l’unico vincitore fino alla ambita membrana ovulare. Il più forte, o il più fortunato, ma non avrebbe avuto alcuna chance avventurandosi da solo su per il canale vaginale. Ancora un esempio di “lavoro di squadra”.
Nel suo libro Doppio Sei (Xedizioni 2021) l’astrofisico L. Mureddu propone un semplice gioco per presentare un modello comprensibile del nostro universo. Il gioco consiste nel lancio di una coppia di dadi con lo scopo di ottenere il massimo punteggio: il “doppio 6” appunto. Quanti lanci dovremo fare per avere una ragionevole speranza di riuscita? È una questione di fortuna naturalmente, ma secondo le leggi della probabilità, anche nei casi più sfortunati prima o poi quella combinazione si presenta. È la cosiddetta “legge empirica del caso” (o legge dei grandi numeri), alla quale si appellano i giocatori d’azzardo quando le cose non vanno per il verso giusto.
Ma allora cosa devo fare per essere certo che un solo lancio di dadi mi fornisca il risultato cercato? Semplice: basta lanciare in un solo colpo un grande numero di coppie di dadi. Nel libro citato il numero di coppie necessarie per ottenere almeno un doppio sei viene fissato empiricamente in 180. Questa sembra essere una squadra sufficiente ad assicurare un risultato.
Possiamo complicare il gioco aumentando il numero dei dadi a 3, 4, 5 o oltre, aspettandoci un corrispettivo aumento del numero dei componenti della squadra. Infatti le leggi della probabilità vanno con le potenze dei numeri coinvolti, come è facile intuire. Per un solo dado la probabilità di ottenere un “6” è 1/6, essendo sei le facce del cubo. Con due diventa 1/62, ossia 1/36 (probabilità composta). Con dieci dadi vale 1/610 ossia uno su circa sessanta milioni. Ci vuole una squadra piuttosto numerosa per gestire questi livelli del gioco.
Tornando all’Universo, sappiamo che è governato solo dalle leggi della Fisica, e ovviamente del caso. Il gioco consiste nell’usare tutta la materia, tutta l’energia e tutte le leggi della fisica per arrivare a costruire almeno un pianeta nel quale si formi la vita intelligente. La domanda è: quanto deve essere grande questo universo per assicurarci la riuscita dell’impresa? Spoiler: noi sappiamo che il nostro è abbastanza grande, altrimenti non saremmo qui a parlarne.
La probabilità di successo è governata da una serie enorme di eventi casuali e concomitanti, che vengono delineati dall’Autore: evoluzione stellare, chimica, fisica, tempo, gravità, relatività, materia ed energia, forze, costanti, tutto deve essere presente nella giusta dose nel posto giusto e al momento giusto per scatenare il miracolo della vita, a cui noi fortunati vincitori della lotteria assistiamo tutti i giorni senza farci il minimo caso, anzi considerandola una questione banale e facile. Invece, potrebbe esserci voluto l’Universo intero e tutti i miliardi di anni della sua età per arrivare a questo risultato, raro e non facilmente ripetibile.
Inutile dire che le conclusioni di questo ragionamento possono essere alquanto scoraggianti: non aspettiamoci, come si faceva qualche secolo fa, di trovare la vita brulicare in ogni “mondo planetario”. Le condizioni che hanno favorito noi sono dovute in gran parte al grandissimo, enorme numero di dadi che è stato lanciato all’inizio di questa storia, ossia nell’istante del Big Bang. La maggior parte hanno fallito, molti pianeti sono rimasti sterili, molte vite non sono nate, ma questo loro non lo sapranno mai. Non sapranno neppure di aver inconsapevolmente contribuito al successo di questo gioco cosmico. Noi e (forse) pochissimi altri siamo qui, a osservare e a porci domande, e, in definitiva, a goderci la vincita della lotteria.
Il principio mostrato può essere applicato a tutto, anzi deve essere applicato a meno che non si voglia ricorrere a spiegazioni sovrannaturali come quelle della creazione o del disegno intelligente. Quindi l’evoluzione delle specie animali e vegetali, l'”istinto” degli animali, lo sviluppo delle società, tutto ciò che vediamo agire, crescere, procreare, inventare, combattere eccetera, tutto, deriva da un lento e costante “lavoro di squadra” portato avanti attraverso i milioni di anni da tutti i partecipanti a questo enorme, terribile gioco che coinvolge tutto l’universo.
Zer037, marzo 2026
u45m1e
I started writing down one thing at the end of every day — what I actually managed to do. Not a to-do list, not plans. Just one small win. It’s surprising how quickly it shifts your perspective.